Ritmo Antico

Ritmo antico- Tra tradizione e innovazione- è un progetto che nasce intorno al 2010 e che vede entrare in rapporto, scambio e commistione le principali danze popolari del centro sud-Italia e la danza contemporanea.

Tutto ha inizio nel 2009 quando vinsi una borsa di studio con Franca Tarantino, Vincenzo Santoro, Anna Cinzia Villani a Santa Maria di Leuca per approfondire il ballo della pizzica pizzica, danza tradizionale del Salento.

Questo stage mi colpì molto perché questi studiosi, tutt’ora tra i più importanti esponenti nel panorama delle danze e musiche tradizionali, hanno avviato una ricerca e, come giustamente amano definirla, un percorso di restauro di questa antica danza con profondo rispetto.

Mi affascinò molto osservare come questo fenomeno di recupero, oggi definita “neo-pizzica”, riuscisse a coinvolgere con tale forza e impetuosità le coscenze di moltissime persone (per lo più donne) attraverso ritmi, movimenti e gestualità a cui non si riusciva a resistere.

Finalmente si usciva dalle proprie case, si entrava in un gruppo di condivisione, si riscorpivano le proprie origini, ci si metteva di nuovo in discussione. E lo si faceva in strada, attraverso la danza.

L’altro incontro per me illuminante fu la lettura del testo di uno dei più grandi etnologi italiani del ‘900, Ernesto de Martino, che ha a lungo studiato e approfondito il fenomeno del tarantismo.

Oggi, erroneamente, taranta e pizzica sono finiti in un unico calderone e, spesso, vengono confusi se non addirittura identificati.

Il fenomeno del tarantismo ha origini antichissime- epoca medievale- ed è definito come una sindrome patologica, un rituale comunemente riconosciuto dalla comunità e che attribuiva al morso di un ragno velenoso stati di offuscamento di coscienza, disagio, depressione, malinconia e stati più neurologicamente patologici oggi associati a epilessia e isteria.

La cura è di tipo coreutico-musicale: la cura è la danza e la terzina ostinata del tamburo. Tale fenomeno ha aperto in me un immaginario vasto e inesauribile, riscontri immediati con la contemporaneità e con le nostre problematiche attuali.

Nel 2015 il Consorzio “I Castelli della Sapienza” ha finanziato una parte della mia ricerca ed ho avuto modo di approfondire sia gli aspetti di natura tecnica, come il campo visivo, il ritmo, i disegni spaziali, l’ascolto reciproco, la relazione nel ballo e aspetti più concettuali, sociali, antropologici tanto da dare vita nel 2015 ad uno spettacolo di teatro-danza dal titolo “Coreutica-Frontiere”, con un ensamble di 12 elementi in scena tra danzatori e musicisti e la creazione originale dell’intera soundtrack.

Se osservo il mio percorso, posso dire di aver agito al contrario: venendo dalla danza Accademica ho ritrovato nella danza popolare dinamiche e passi della tecnica classica nella loro forma originaria, non affinata, inaugurando così un percorso di contaminazione tra danza popolare e danza contemporanea.

Auspico che un giorno in tutte le scuole di danza e soprattutto all’interno delle più grandi Istituzioni venga istituita questa materia che rappresenta le nostre origini, le tradizioni, la nostra cultura affinchè faccia parte del bagaglio di ogni danzatore.

Negli anni ho strutturato un repertorio coreografico che è il frutto della contaminazione tra danza popolare e danza contemporanea e si propone come un viaggio all'interno di immagini sonore, canore e corporali che attraversano il Mediterraneo e bagnano le coste meridionali.

Tale lavoro ha dato vita ad un nuovo linguaggio dal sapore antico con prepotenti intromissioni dell’espressione gestuale e tecnica della contemporaneità, resuscitando quel ritmo che pulsa latente nelle nostre vene e fa affiorare ciò che, come dice il nostro dizionario etimologico “Antico sta per Ante, ossia ciò che è stato per tanto tempo innanzi”. Ritmo Antico.

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